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Corsica: L'Omu di Cagna, dove nascono le favole

Siamo nel Sud della Corsica, lasciate le Bocche di Bonifacio, con il suo caratteristico paese protetto da quella fortificazione naturale che sono le sue scogliere a picco sulla mare, percorriamo la Route National 196 che conduce in direzione di Ajaccio. La strada scorre all'interno della costa, lasciando il nostro sguardo libero di cambiare orizzonte, passando dalla linea netta formata tra mare e cielo alla discontinuità delle montagne impervie che si ergono sulla nostra destra.

Anche ai più avvezzi, questa conformazione appare subito strana: dalla base boscosa si innalzano picchi rocciosi e conformazioni dall'aspetto insolito, macigni e pietroni sono disposti con casualità surreale da giochi di equilibrio che la natura ha saputo creare col passare dei millenni. Non può non attirare l'attenzione una forma anomala, una "sentinella" che si fa carico di vigilare su tutto quello che capita di terreno al suo cospetto... è "l'Omu di Cagna".

Tra tutte le cime comprese nel gruppo delle Montagne de Cagna è quella che si distingue maggiormente per la sua originalità, fatta con una maestria che suscita dilemmi sulla natura ai quali non si riesce a dare risposta. Senza studi ingegneristici o applicazioni matematiche ci ripropone ancora una volta la teoria che tutto è relativo e discutibile se messo in paragone alle sue forze: del vento e dell'acqua.

Se a piedi, vogliamo portarci alla base di questo tempio naturale, dobbiamo raggiungere il paese di Gianuccio, dove lasciata l'auto si imbocca il sentiero segnalato che inizia a salire tra le case.

Proseguendo inizialmente all'ombra di una fitta boscaglia tra muschio, felci e ruscelli si inizia a salire lungo il sentiero, che a tratti ripido guadagna i pianori e i tratti più brulli. Segnalato da frecce rosse dipinte, il sentiero è sempre intuitivo fino all'uscita di un fresco bosco di pini, da cui si può ammirare la nostra meta. Si prosegue tenendo la sinistra, andando ad aggirare la montagna fino a giungere alle sue spalle, con un po' di intuito, si prende il sentiero segnalato dagli omini di pietre che sale sul pianoro: qui i più temerari possono cimentarsi tra gli immensi pietroni e raggiungere la base dello stelo (1217 mt - tempo di percorrenza 2h 30).

Per tutto il percorso ci muoviamo in un ambiente particolare, a momenti surreale, meravigliati da quelle conformazioni rocciose così bizzarre che sembrano il risultato della creatività di possenti giganti in vena di stravaganze. La vegetazione rigogliosa, gli odori intensi, ci portano indietro nel tempo: l'aspetto selvaggio della natura e la vista a perdita d'occhio su un territorio semideserto ci riconducono alla primordialità della terra.

E' in posti come questi che nascono le favole, dove l'uomo si perde con la mente e si distacca da tutto ciò che è prettamente terreno e contraddittorio con le nostre stesse origini, è meglio lasciar vagare la nostra mente tra maghi e streghe, pensare alle favole: almeno sono sempre a lieto fine!


Alla prossima, Giorgio Pieri