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LADAKH - Trekking nella Zanskar Valley

Non a caso il Ladakh è diventato un punto di riferimento per svolgere le nostre attività di "tour e treks" perchè racchiude tutto quello che cerchiamo: montagne e ambienti fantastici, ospitalità famigliare, il contatto con la gente coinvolgente e un'atmosfera che trasuda tradizioni millenarie. Con questo viaggio, che si è spinto nei luoghi più remoti di questo territorio, ho colmato la curiosità e la ricerca di monasteri e templi dove il Buddismo ha trovato il suo primordiale equilibrio, dopo la funesta invasione del Tibet.

In pochi anni Leh è cambiata, le vie due centrali sono diventate corsi ben lastricati con tanto di fioriere e bidoni per l'immondizia, la gente ha trovato un punto di ritrovo dove vivere l'aggregazione e lo svago, soprattutto serale, i locali si sono rinnovati.

Da qui, 3500 mt di quota, inizia il nostro acclimatamento, giusto il tempo di incontrare il nostro amico Stobgais, organizzare la logistica e siamo pronti a partire. Disporremo di un pulmino da 11 posti con autista, una guida, un cuoco che gestirà la tenda cucina, un pony-man con 7 cavalli per portare tutto il materiale, le tende personali da tre e due posti sono le nostre portate nel bagaglio. I primi tre giorni sono di trasferimento in bus lungo la strada che sale a Nord/ Ovest, passando da Lamayuru, Kargil e Rangdum, qui si sente l'influenza islamica che rende l'atmosfera diversa dal solito. Addentrandoci attraverso la pista sterrata abbiamo la possibilità' di passare al cospetto delle montagne più alte del Ladakh (Nun e Kun oltre 7000 mt) che delimitano i confine col Pakistan, scendono ghiacciai immensi che modellano conformazioni moreniche altrettanto imponenti.

Tra villaggi e monasteri sperduti le soste si susseguono, non parliamo di visitare ma di contemplazione e rispetto di luoghi e ambienti che racchiudono meraviglie del mondo e dell'umanità. A Padum inizia il nostro trekking, nei primi due giorni percorriamo la pista che ci porta ai villaggi di Rinam e Pishu, i dislivelli sono minimi ma le ore di cammino si moltiplicano per la bramosia di visitare monasteri e villaggi. Entriamo nella valle dello Zanskar, costeggeremo il fiume impetuoso per qualche giorno incontrando realtà fuori del mondo, piccoli villaggi isolati che si sostengono con le risorse della natura, campi e bestiame.

Il sentiero in alcuni tratti è intagliato sulla riva scoscesa del fiume, i nostri passi devono essere precisi, ci chiediamo come faranno a passare i cavalli che ci portano il materiale. Lasciato il corso del fiume ci aspetta la parte più impegnativa del trekking che prevede lo scavallamento di passi di montagna di 4500/ 5000 mt, un continuo sali e scendi che ci porta a compiere un dislivello giornaliero di circa 1000/ 1500 mt e 6/8 ore di cammino. Gli scenari si susseguono, lasciando a bocca aperta per la varietà di colori e i vari accostamenti delle tipologie di conformazioni rocciose, guardando a 360 gradi è come sfogliare un libro con fotografie che rappresentano diverse zone di montagna.

Giunti a Photoksar si ritorna a contatto di una realtà meno isolata grazie alla pista carrozzabile che partendo da Lamayuru avanza inesorabilmente per opera di una ruspa e pochi uomini che poco alla volta trascinano il loro misero accampamento. Tra circa 6 anni è prevista anche l'ultimazione di una strada che unirà direttamente Leh a Padum, in poche parole il trekking nella valle dello Zanskar perderà il suo significato. A Wanla troviamo il nostro referente e amico Stobgais che ci accoglie con birra fresca e carne per rincuorarci verso l'ultima tappa.

Viene spontaneo fare alcune riflessioni: il sacrosanto diritto di tutti gli uomini a ricercare un miglioramento nelle condizioni di vita porterà alla contaminazione di posti attualmente selvaggi, gli abitanti dei piccoli insediamenti sperduti tra le montagne del Ladakh metteranno da parte le loro abitudini e i loro riti per adottare quello che offre il progresso. Noi abbiamo visto e vissuto tutto e tutti con ammirazione, non ci siamo sentiti spettatori o intrusi pronti a fare paragoni inutili o ancora peggio la carità, abbiamo colto la capacità di questa gente di sapere godere della semplicità, la forza e vitalità che sprigionano uomini, donne e bambini.