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Corsica, Grande Randonnée 20

La Corsica si presenta agli amanti del trekking e agli escursionisti come uno dei territori più adatti a svolgere questo tipo di attività. Dal mare ai monti si districa una rete di sentieri e percorsi ben segnalati, che si addentrano in una natura ancora selvaggia: così da soddisfare tutte le esigenze dei patiti dell'outdoor.

Il GR20 è una meta ambita dai trekker: con i sui 180 km. totali di percorrenza, suddivisibili in 15 tappe è considerato nel suo genere il percorso più difficile d'Europa, l'altitudine media dai 1000 ai 2000 metri di quota ci porta dentro le viscere della montagna, in vallate impervie racchiuse tra pinnacoli e suggestive roccaforti di roccia modellate dal vento.

Lungo la strada si trovano bergeries e rifugi muniti di piazzole per campeggiare nel periodo estivo, quando il flusso di passanti satura la disponibilità dei posti letto. Le strutture sono aperte tutto l'anno e offrono sempre un riparo per la notte con la possibilità di cucinare utilizzando i fornelli e le stoviglie a disposizione.

Non avendo giorni a sufficienza per percorrere l'intero itinerario, Tore ed io abbiamo preso in considerazione le prime sei tappe del GR20, in particolare la nostra attenzione è rivolta alla quarta tappa: "il Circolo della Solitudine". Sbarcati al mattino a Bastia abbiamo dedicato una giornata agli spostamenti necessari per portare un'auto a Col de Vergio, punto di arrivo del nostro trekking. Il giorno seguente raggiungiamo a piedi il punto d'inizio, a Calenzana. Allora zaino in spalla e via, impegnati nella prima salita che ci porta a guadagnare i 1000 metri di quota.

I rifugi Ortu di u Pioobbu, il Carozzu e l' Ascu Stagnu delimitano i punti di arrivo nei tre giorni seguenti di cammino, lungo i quali incontriamo un susseguirsi di continui scenari mozzafiato. Attraversando foreste di pini, larici e betulle la vista si apre su granitici paesaggi lunari, crateri modellati dai venti e qua e là si trovano laghi glaciali dove i torrenti hanno scavato nei millenni rughe indelebili in questo paesaggio primitivo.

Le prime stuzzicanti avvisaglie delle difficoltà si hanno sui lastroni di granito attrezzati con catene, che ci conducono a passi striminziti scavati tra le guglie superiori. Un sali e scendi continuo che non ti fa guadagnare molta distanza chilometrica ma ti fa addentrare sempre più in posti remoti, fuori dal comune, con lo sguardo che si incuriosisce, attratto da forme e colori inconsueti.

Il quarto giorno è dedicato al Circolo della Solitudine, partiti dal rifugio Ascu Stagnu saliamo piacevolmente lungo il primo tratto di pendio, gradatamente raggiungiamo il colletto che fa da porta d'ingresso in questo remoto pezzo di mondo. La severità dell'ambiente che si apre ai nostri occhi incute subito rispetto e lo sguardo inevitabilmente ricerca una traccia, dei segni che lascino presagire una via di passaggio. Seguendo i segnavia colorati iniziamo la discesa, oserei dire la calata, lungo le spaccature del pendio roccioso. Le catene fissate nei punti più esposti, hanno lo scopo di renderlo più sicuro, ma nonostante le cautele bisogna prestare molta attenzione ed avere fiducia nella presa delle proprie mani.

Il tratto è impegnativo e divertente allo stesso tempo, deve essere affrontato con la dovuta esperienza e preparazione, altrimenti si può rischiare di ritornare a casa con un brutto ricordo. Dopo una lunga discesa su pietraia, siamo arrivati al rifugio Tighjettu, qui ci attendeva una piacevole stufa a legna accesa, grazie alla coppia di francesi che ci ha preceduti nel cammino.

Il contesto paesaggistico è cambiato, lo spazio visivo si allunga, predomina il verde della vegetazione e in distanza verso Sud si possono scrutare montagne più sinuose. La nostra ultima tappa ci porta direttamente al Col de Vergio passando per lo stupendo rifugio Ciottulu à i Mori che sovrasta la Val du Niellu, dal crinale erboso si scende lungo il torrente che si inoltra nella foresta, il sentiero conduce sulla strada asfaltata del colle.

Il trekking non presenta particolari difficoltà tecniche, ma il contesto è da prendere seriamente, non bisogna sottovalutare aspetti come: il meteo, la logistica, l'adeguatezza dell'attrezzatura e le provviste alimentari. Il GR20 è davvero un'autentica rivelazione per la sua bellezza, ed è confortante sapere che si possono ancora trovare zone selvagge come questa così a portata di mano, pronte ad offrire un'ampia possibilità.

Per ulteriori dettagli, compresi gli aspetti tecnici, rimango a vostra completa disposizione.


Alla prossima, Giorgio Pieri