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Svizzera: Pizzo Palù, la montagna da rispettare

La stagione delle ascensioni alle vette più alte, che fanno parte di tutto l'arco alpino è iniziata, anzi direi che è in pieno svolgimento. Le mie aspettative di riuscire a salire in questa stagione qualche nuova montagna, mi hanno fatto aderire molto volentieri ad una delle numerose iniziative organizzate dal Cai, in questo caso dalla sezione di Venaria, che prevede la salita di una delle cime più belle e più alte del gruppo del Bernina, in Svizzera: il Pizzo Palù.

Raggiunta la località Bernina-Diavolezza (2093 mt), in prossimità dell'omonimo passo, ci si inerpica a piedi o in funivia al Rifugio Diavolezza (2995 mt), da dove è chiaro e visibile tutto il contesto montuoso che ci circonda. Qui sale l'entusiasmo dell'alta montagna e la percezione ci porta a definire questo ambiente con un grado più elevato di severità, se paragonato alle stesse quote delle montagne piemontesi.

Come è giusto che sia, le montagne si presentano ai loro scalatori come "pare" a loro: più o meno in condizioni, più o meno rischiose. In questa circostanze ci troviamo al cospetto di un Pizzo Palù contrariato: con crepacci aperti ovunque e la temperatura elevata certamente non agevola la stabilità della neve, specialmente sui pendi accentuati. Con ancora un buon margine di sicurezza, non desistiamo e ci avviamo al mattino presto su per il ghiacciaio.

Trattandosi di una gita sociale, sono ben 8 le cordate che si sviluppano lungo la traccia che ci porta molto presto ad imbatterci nei crepacci aperti del primo tratto. Proseguendo lungo il pendio che sale ripido, al traverso di grossi saracchi, si aprono immense voragini senza fondo, che permettono di essere attraversate solo a lato del loro restringimento su ponti di neve ormai precari.

L'innalzamento anomalo della temperatura non favorisce la stabilità e la compattezza della neve, così da rendere difficile la salita lungo il pendio principale che conduce al colle sommitale. Poco prima di sbucare sul colle stesso, ci imbattiamo nell'ultimo crepaccio che si presenta in condizioni pessime e di difficile superamento.

Mentre siamo fermi per valutare come superare l'ostacolo, che tra l'altro era già stato passato da due cordate del nostro gruppo, vediamo sopraggiungere dall'alto persone in discesa: solo le nostre indicazioni, urlate animatamente, fanno cambiare la traiettoria che li stava portando diretti nel buco... come palle da biliardo. Solo il "fondo schiena" di quella cordata, per le nostre provvidenziali indicazioni e anche per quello più personale di carne ed ossa usato come mezzo di discesa ha salvato le quattro persone piombate sul precario ponticello di neve, costringendoli a piantare con forza i loro ramponi e compromettendo la solidità dell'unica via di passaggio.

La situazione sembra compromessa, molto incerta: dopo aver ispezionato il crepaccio e fatte le opportune valutazioni, decidiamo di interrompere lì la salita. Le condizioni del ponte di neve non potevano che peggiorare col passaggio di altre persone e con l'aumentare della temperatura che stava portando ad un progressivo scioglimento. La precarietà di quel passaggio obbligato è stata comunicata via radio alle due cordate in vetta. Grazie all'esperienza dei capi cordata, la loro discesa è stata portata a termine senza grossi problemi.

E' reale e indiscutibile il rammarico di non aver raggiunto la vetta, ma dobbiamo colmare la delusione con la consapevolezza di essere stati noi a decidere, di aver dato retta alla ragione e non all'istinto che ci avrebbe forse portato in cima con la sensazione che "anche questa volta ci è andata bene".


Alla prossima, Giorgio Pieri